Pippi Strello e le luci del bosco

Un po’ come a tutti i pipistrelli, anche a Pippi piaceva volare di notte.
Perché la notte nel Bosco Grande era sempre tranquilla, fresca e si respirava davvero bene.
Però, un po’ come tutti i pipistrelli, anche Pippi ci vedeva poco.
E non era facile farsi spazio nell’oscurità: non appena si alzava in volo,
andava subito a sbattere contro qualche albero o roccia, riempiendosi di bernoccoli.
“Ahi, ahi” diceva, massaggiandosi la testa. “Se solo ci fosse qualcuno a illuminarmi la via non mi farei sempre male”.

Una notte, mentre si preparava a uscire dalla sua grotta, vide che c’era qualcosa di diverso nell’aria:
delle luci piccole e belle. All’inizio immaginò che fossero le stelle, e si rattristò, perché aveva già provato
a raggiungerle e non c’era riuscito perché erano troppo in alto.
Ma poi vide che le luci si muovevano, e la cosa era strana: non aveva mai sentito parlare di stelle cadenti
in grado di fare delle piroette. Spiccò il volo in direzione delle luci, e quando le raggiunse capì che erano
delle bellissime lucciole. Una di loro, indispettita dal suo arrivo, si fece avanti e domandò: “E tu chi sei?”
“Sono Pippi” disse il pipistrello. “Pippi Strello”. “E cosa vuoi da noi?”
“Siete così belle” disse Pippi. “Posso volare con voi? Sono certo che così non andrei mai a sbattere”.
Le lucciole si misero a ridere. “Sì, noi siamo belle” dissero in coro. “E tu sei brutto. Non puoi stare con noi.
Non emani nessuna luce e rovineresti la nostra”. Ora, è vero che i pipistrelli ci vedono poco, ma ci sentono molto bene.
E quando qualcuno ci sente così bene, anche le più piccole parole possono ferire.
Pippi, infatti, tornò subito nella sua tana, e lì si mise a piangere. E visto che piangeva così tanto,
decise di dormire a testa in giù, per non bagnarsi con le sue stesse lacrime.
Quella notte non aveva sbattuto da nessuna parte, ma le parole delle lucciole facevano più male dei bernoccoli.

Per un po’, Pippi non uscì più dalla grotta. Se ne stette triste e solo a ripensare alle parole delle lucciole.
“Hanno ragione” diceva. “Sono brutto, non posso stare con loro”. All’improvviso, però, qualcosa gli fece drizzare
le orecchie: una voce. Una vocina che solo lui, con il suo udito, poteva sentire. “Aiutooo” faceva la vocina. “Aiutatemiii”.
Pippi non ci pensò due volte, spalancò le ali e partì immediatamente. Durante il tragitto, andò a sbattere più volte
contro gli alberi del bosco, ma grazie al suo udito trovò comunque il malcapitato: era una delle lucciole,
sdraiata a terra sul fogliame. “Cos’è successo?” domandò Pippi. “Sono caduta” disse la lucciola.
“Stavo facendo delle piroette in aria e sono andata a sbattere contro un ramo.”
“Adesso ti riporto dalle tue amiche” disse Pippi, prendendo la lucciola sulla sua ala.
“Ma devi farmi luce per non andare a sbattere”. Così, Pippi riuscì subito a raggiungere il gruppetto di lucciole,
che, felici, lo ringraziarono in coro per aver salvato la loro compagna.

La notte dopo, Pippi si sentiva bene per la buona azione compiuta ed era pronto a farsi una bella svolazzata
e a respirare la buona aria della notte. Prima di uscire dalla grotta, però, vide una grossa scia di luce farsi strada
verso di lui. Erano le lucciole, che avevano capito di aver sbagliato e volevano diventare amiche di Pippi.
Da allora, le lucciole volarono sempre insieme a Pippi, illuminandogli la via.
Perché era vero che Pippi non emanava nessuna luce.
Ma era così buono che la luce dentro di lui riscaldava il cuore di tutti.

Fine